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sabato, 11 agosto 2007
x chi non l'avesse capito, mi sto prendendo una breve pausa dal blog. sono stato maleducato io a non annunciarlo prima. ma non era una cosa prevista. mi sono semplicemente disinnamorato. credo che tornerò magari fra qualche settimana. non mi va di scrivere tanto per scrivere. soltanto per trovare dei segni sullo schermo.
è successo così. non credo che sia una grave perdita l'assenza di queste poche righe che ho lasciato qui da gennaio. volevo dare a questo spazio un senso che non ha poi avuto. magari, come dicevo, ritorno... se quel senso ricomincia ad avere un senso per me...
giovedì, 28 giugno 2007
ieri P è passata per pranzo.
P non abita a roma, ma si trova qui da un paio di giorni. sapendo delle sue manie informatiche e della sua astinenza recente le ho chiesto se voleva controllare la posta. P ha risposto di no, che bastano pochi minuti e poi ci ricasca con internet.
P ha ragione.
io 'sto cazzo di internet non lo so usare come dovrei. non è colpa mia. vado a leggere i giornali, dopo un'ora controllo che non ci siano nuove notizie. con il blog sono meno maniacale, anche perché ormai sono un blogger in pensione. 'sto spazietto resta in vita per miracolo. ma credo che avrà momenti migliori.
ma le mail. le mail, porca troia, sono il vero problema! ne sto aspettando una da un paio di giorni, anzi no, ormai sono settimane e non arriva, la maledetta, c'è questa cazzo di mail che non arriva e ogni minuto potrebbe essere quello buono, quello decisivo. ricordo che paolo nori in un suo libro raccontava che passava le giornate a spedirsi mail, da un indirizzo all'altro, per controllare che partissero e che arrivassero. ridevo quando leggevo le sue paranoie.
poi io ieri me ne sono autospedita una. funziona.
e allora perché non mi arriva quella mail, perché si fa tanto aspettare?
ora magari vado a controllare se è arrivata...
domenica, 10 giugno 2007
non ce la faccio più a sentire il rumore degli elicotteri.
ora, magari, quello che passa qui sopra è solo uno che sta a svolazzare per caso.
ma già giovedì mentre mastrandrea leggeva de cataldo al festival delle letterature alla basilica di massenzio c'erano gli elicotteri che disturbavano e poi venerdì e poi ieri, durante la manifestazione contro bush.
ah, la manifestazione a proposito è andata bene. è strano ritrovarsi a dimostrare in una grande città, con un bagno di folla. ero abituato alle mie cose tedesche, che quando si era più di cento eravamo contenti. non so dare i numeri precisi su ieri, ma i dodicimila della questura sono ridicoli. io sono arrivato alle 5 di pomeriggio e ho fatto il pezzo dalla fine di via cavour a piazza navona. ho aspettato venti minuti buoni prima di entrare nel corteo, dopo che erano passati i cobas e i no dal molin. mi sono accodato con i centri sociali e dietro di noi c'era ancora un macello di gente, che io non ne vedevo la fine. a occhio direi più di cinquantamila... almeno.
gli scontri sono avvenuti proprio in conclusione e sono state due cazzatine. tutto sommato la polizia era tanta, ma non mi sembra abbiano rotto particolarmente i coglioni (almeno nel pomeriggio).
ho assistito ad un arresto. uno dei manifestanti veniva trasportato in manette da via della farnesina ad una strada limitrova. il manifestante, testa pelata e sciarpetta nera al collo; i poliziotti che lo portavano dentro, cappelletto verde militare, occhiali da sole, pantalone con i tasconi, insomma anche loro stile black block... chi ha orecchie per intendere intenda...
oggi sono andato a comprare il tabacco alla stazione tiburtina. c'era una prostituta trans, due tette enormi che sporgevano sul bancone, che si lamentava con il barista di aver avuto difficoltà stanotte a lavorare perché c'è stato casino: troppa polizia. il barista le ha offerto una sambuca e ha detto: - a parte un paio di cassonetti in meno, tutto ok... però sembrava la guerra civile.
a quanto pare la polizia stanotte ha sbarrato la strada ai manifestanti che volevano ritornare a casa, a bologna, milano, padona, ecc...
se la potevano risparmiare.
come potevano risparmiarsi quest'elicottero che non la smette di girare sulla mia testa.
o magari non c'è più, ed è soltanto nel mio cervello...
venerdì, 25 maggio 2007
ieri ho incontrato due persone che non vedevo da una vita (e quando dico una vita va inteso nel senso quasi letterale del termine).
il primo era un tizio con il quale giocavo a basket 15 anni fa. già allora adolescente aveva la faccia da rocki balboa dopo un incontro di boxe e più o meno la sua lucidità. con il tempo a quanto pare non è cambiato.
gli ho detto: cia', ma noi giocavamo insieme a basket.
lui mi ha risposto: non mi ricordo di te.
ora, a parte che io ero in assoluto il più forte di quella squadretta di merda in cui militavamo, a parte che suo padre mi riaccompagnava a casa ogni sera, a parte che so benissimo che lui sapeva chi ero, ma per un miscuglio di arroganza, presunzione, stupidità non l'ha voluto ammettere, a parte queste cose mi deprime (non esageriamo, in realtà non me ne frega un cazzo, ma faccio il patetico)... vedere che uno, incapace di imparare le regole del basket e capire quali fossero i limiti del campo (ricordo il nostro allenatore che gli urlava dietro: coglione, le linee bianche, devi restare entro le linee bianche), sia rimasto ancora in una fase pre-homo erectus.
citando un noto filosofo contemporaneo, fra l'altro conterraneo mio e del primate: "chi nasce tondo, non può morire quadrato".
il secondo incontro invece è stato con una persona che non vedevo da quasi una decina d'anni, con la quale avevo condiviso molto a livello esperienziale, anche se in tempi appena slittati: l'erasmus a goettingen, lo stesso prof della tesi, ore e ore nella stessa biblioteca, lo stesso lavoro. poi il vuoto. e ora mi accorgo che anche a livello umano e politico abbiamo percorso probabilemente percorsi simili (ovvero siamo molto più fighi di rocki balboa, siamo capaci di guardare oltre il nostro ombelico e magari in grado di organizzare un discorso più o meno sensato). la seconda persona, per fortuna, mi ha dato la possibilità di contraddire il filosofo conterraneo. noi siamo cambiati, siamo cambiati in meglio, tiè rocki balboa, per fortuna non tutti quelli che nascono tondi, crepano quadrati...
mercoledì, 09 maggio 2007
accanto alla finestra di casa, insomma dalla scrivania dove lavoro, sento un tizio urlare. lo fa ad intermittenza. senza intervalli regolari. ogni tanto esplode in un: maddddaiii cazzo.
la variatio più comune ogni cazzo, cazzo, però è un: madddaaaiii, porca puttana.
prima pensavo che litigasse con qualcuno, magari al telefono, ora lentamente sto elaborando la teoria che sia in una frenesia da playstation o videogioco in generale. l'ho capito perché ogni tanto gli scappa anche un vaffanculo e poi un: e io ricomincio, bastardo.
magari un solitario. intendo sia lui che il passatempo.
ecco, in diretta posso dare la conferma. ho appena sentito un: computer di merda, dammi un otto.
ho la mano che mi fa male, la mia solita tendinite, ma dovrei continuare a lavorare al pc. alla fine mi daranno due lire, come al solito. accanto a casa mia c'è invece un ufficio, da dove provengono le urla.
magari mando un curriculum là.
intanto mi esercito, mi affaccio alla finestra e urlo anch'io: ehi, tu, cazzo, vuoi stare zitto!!!
mercoledì, 02 maggio 2007
si becca questa cosa abbastanza vecchiotta che hanno messo in rete un paio di giorni fa.
Si chiama Dietro il vetro e doveva avere tutta un'altra grafica che io non so formattare...
Lui sta dietro il vetro,
a guardarla,
e non ci crede,
non può essere vero,
non è possibile.
Ripensa a tutte le volte che i suoi vecchi gli blateravano di
non correre
troppo.
Mettiti il casco,
non andate in due su quel catorcio.
Mettiti il casco, mettiti il casco, mettiti…
non in due, non in due, non…
E poi quel coglione che scende dalla macchina senza guardare.
Lo sportello improvvisamente sulla traiettoria del motorino.
Il tentativo disperato di evitarlo,
la frenata.
Inutile.
Lo scontro.
Lei che gli vola sopra le spalle.
Lei, un secoooooooooondo per aria, un angelo senza le ali.
E poi a terra, la testa spaccata sopra il selciato.
Il sangue.
I denti r-o-t-t-i.
L’arrivo dell’autoambulanza.
Lui qualche graffio,
otto punti sul mento,
il jeans sdrucito al ginocchio.
Lei terapia intensiva.
Arriva il medico,
gli cinge con una mano le spalle,
mentre parla con lui di trauma cranico,
emorragie,
situazione clinica molto complessa.
Devono metterla in uno stato di coma artificiale.
L’organismo è debole ora.
Ha bisogno di riposare,
ha bisogno di tutte le sue forze.
Dottore, ce la farà?
Quel bastardo che guarda il vuoto e non risponde. Forse.
Vuoi parlarle prima che l’addormentiamo?
Si veste di verde,
un grembiule di carta,
gambali di carta,
la mascherina di carta.
Le sussurra delle cose piangendo.
Le macchine si agitano,
sente i bip bip bip bip bip
bip del cuore,
il polso sale, bip bip
torna quasi normale, bip bip bip
a lui sembra che lei accenni un sorriso.
Forse (ripenserà dopo)
È ora di uscire, lo cacciano via.
Di nuovo dietro quel vetro.
Trentadue ore.
Dai, vai a dormire, gli dice qualcuno.
No, aspetto.
Gli occhi che gli si chiudono.
+++Ora del decesso: 6.47+++
È morta che lui dormiva.
Vaffanculo.
Vi ammazzo tutti.
Vaffanculo a voi e al coma artificiale.
Dategli un calmante, urlano ad un infermiere.
È morta.
È finita così.
Lei a marcire in una bara.
Ma non doveva finire così.
Lei cibo per vermi.
Lui la notte si sveglia ancora urlando.
Se la ricorda di quando ancora sorride,
In riva al mare, col suo due pezzi nuovo,
arancione.
Di quando parlano del viaggio che faranno in Grecia dopo gli esami di maturità.
Lui ancora la sogna, la vede.
A 18 anni
non
s’innamorerà
mai più.
lunedì, 23 aprile 2007
mi muovo in bus per roma, devo sbrigare cose da nulla, vedere persone, il sole scotta, il sedile del bus scotta. sudo, sudano tutti intorno a me, mi reggo da una maniglia appesa alla stanga, non ce la faccio più, torno a casa. devo lavorare, sbrigare alcune cose per delle case editrici, riguardare traduzioni, biografie. se mi butto sul letto la giornata è finita. ho il mio romanzo da portare avanti, mi costa un sacco di fatica, ma ci stiamo affezionando l'un l'altro. ogni passo qui a roma è un terremoto ipoglicemico. la vita cittadina mi stressa e in realtà non ho un posto in ufficio, non ho sveglie, non ho capi rompicoglioni...
la vita moderna, fatta esclusione per internet (che ormai uso con il contagocce) e l'idromassaggio, è davvero un massacro.
ridatemi la mia caverna, ma con riscaldamento e aria condizionata, please...
martedì, 17 aprile 2007
non credo molto alle parole, sono meschine, infime, bugiarde, dicono sempre troppo poco, le fraintendi, le mescoli, le sbagli. poi ci sono sere come queste, notti come queste che ti ritrovi a parlare con tuo padre e ci sono salti di generazioni, di idee, cose che non hai visto, non hai sentito, immagini che disconoscevi, e tu che fumi come un pazzo, mentre quel poveraccio muore dal sonno, ma ha voglia di parlarti, di ascoltarti e allora ringrazi le tue orecchie, le tue corde vocali e anche le sue... e magari sono state soltanto tre ore di parole parole parole.
magari sono volate via, le parole, le ore, (perché poi dovrebbero invece rimanere le cagate, come quelle che spesso scrivo io?) ma il concetto di persistenza varia a seconda dei catalogatori, dei contenitori (e ovviamente dei contenuti). questa serata so che mi rimarrà.
p.s spero che domani mi rimarrà anche il mio laptop, sarò a napoli e ho lo strano presentimento che me lo inculeranno - maledetti pregiudizi razzisti - è inutile: più faccio il metafisico, più il materiale mi riporta alla realtà!
giovedì, 12 aprile 2007
ho letto qualche giorno fa un articolo sul manifesto. si parlava di capitalismo... (ed ecco che a sentir tale parola delle 4 persone che mi leggono 2 avranno già abbandonato! cacchio, un calo del 50%... compra... compra... no, vendi...).
trattavasi di un'intervista dove XXX (come si chiamava? maledette sbonze della gioventù, non mi ricordo più nulla) sosteneva la teoria che questi capistalisti attuali sono dei cattivoni, che bisognerebbe che si dessero una calmata. insomma ormai anche sul manifesto non si combatte più il capitalismo, bensì un certo target di capitalisti, modello attac.
oggi vado in banca con mio padre. vogliamo chiedere delle informazioni per l'apertura di un nuovo conto in banca. entriamo che io già mi lancio dalla cassiera perchè all'ingresso mi hanno intubato in una specie di teletrasportatore e per uscirne ho dovuto lasciare le mie impronte digitali: che fine faranno le magnifiche rughe dei miei polpastrelli? ma si può? chi li autorizza? quando verranno cancellate? verranno cancellate?
la cassiera non perde tempo e ci manda dalla direttrice adocchiando con una punta di disprezzo mio padre, il vecchietto con un giaccone davvero inguardabile, e me, lo sfigato barboncino. la direttrice, esponente di questo mega nuovo gruppo bancario, che magari salverà anche la telekom, ci accoglie con un certo distacco, per poi capire che fondamentalmente non ha a che fare con due trogloditi. allora ci dà un sacco di consigli per come far fruttare il nostro bel gruzzoletto. ci dà davvero un sacco di buoni consigli.
sembra una capitalista buona lei. e anche noi in fondo lo siamo.
però uscendo dalla banca ho l'impressione di essere stato preso per il culo, e - cosa peggiore - che io stesso mi stia auto-prendendo per il culo.
non è possibile: dovrei stare meglio.
forse ho bisogno di un conto vitamina c...
domenica, 08 aprile 2007
una persona che stimo molto e alla quale voglio un gran bene mi ha raccontato di essere d'accordo solo in parte sui DICO: va bene, per gli omosessuali, secondo lei, ma in linea generale perché far passare una legge simile?... "tanto gli altri si possono sposare".
non mi va di discutere sul senso del matrimonio, famiglia e frottole varie, che guardo con lucido scetticismo, ma mi spaventa l'associazione fra omosessuali e altre eventuali categorie come i minori o i disabili, che questa persona (giuro trattasi di persona in gamba) ha arditamente provato a fare.
il concetto di diversità è un concetto socialmente costruito, non invento niente, scopro l'acqua calda e l'america.
viviamo in un mondo difficile, guaglio', e ci abbiamo un sacco di macelli "strutturali". se provassimo a toglierci 'ste armature medievali di dosso (e fra queste: la visione dualistica della sessualità), magari si starebbe tutti un po' meglio.
io sono nato vins, mica maschio o femmina. sì, ok, sono nato con un pene in dotazione, come altri. altre ancora si sono beccate una vagina. altr* non si sa.
il bipolarismo lo lascio ai democratici, nella mia testa regna l'individualità e l'anarchia... dove ognuno per fortuna è "diverso" cioè uguale.
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